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Palazzo Orgnani Martina

A pochi passi da piazza Municipio, a destra di via Nazionale, si prospetta la cinquecentesca facciata del palazzo Orgnani Martina. L'edificio di origini duecentesche, appartenente all'ultima fase dello sviluppo urbanistico della cittadella fortificata, subì nel corso dei secoli diversi rimaneggiamenti. Alle strutture del periodo duecentesco appartengono: alcuni stipiti di aperture, di antiche botteghe, attualmente murati ai lati del portale della facciata principale (queste aperture, appartenenti a porte e finestre, furono messe in luce, da sotto gli intonaci, nel 1971, ed erano visibili, anche se murate assieme ai loro archi ribassati, fino ai terremoti del 1976); alcune pietre relative ad una bifora architravata e precisamente: a) frammento di architrave, parte di sinistra, con traccia di bassorilievo raffigurante un pavone e la parte anteriore di un animale (forse simbologia della lotta tra il Bene ed il Male, ossia il trionfo delle Virtù sui Vizi), b) stipite di destra con traccia di bassorilievo raffigurante un principe (la figura di questo principe ricorda molto da vicino quella scolpita nello stipite di destra della bifora protoromanica (sec. XI) dell'edificio venzonese presso Porta di Sotto; e a tale figura fa riscontro, nello stipite di sinistra, l'effigie di un vescovo, immagini queste simboleggianti rispettivamente il potere temporale ed il potere spirituale), c) due pietre, a mo' di capitelli, negli stipiti della bifora, con bassorilievo raffigurante Croce clipeata; pietra centrale di archivolto con bassorilievo raffigurante una Croce clipeata (anche questa pietra è stata recuperata dalle macerie del palazzo dopo i terremoti del 1976). Alle strutture del periodo trecentesco appartengono: due pietre di finestra gotica archivoltata (Queste pietre furono recuperate, il 4.08.1977, da alcune parti di strutture murarie superstiti ai terremoti del 1976, ed appartenenti al primo piano del Palazzo); alcune tracce di fasce affrescate sulla parete di fondo della prima rampa di scale che conducono al piano nobile; porta d'ingresso all'attuale atrio del salone di ricevimento (la porta, essendo murata fino ai terremoti del 1976, è stata riaperta e resa funzionale durante i lavori di ricostruzione del palazzo; nicchia di lavello, ricavata nella struttura muraria dell'attuale atrio del salone di ricevimento. Alle strutture del periodo quattrocentesco appartiene il precedente portale, della facciata principale, di cui rimangono, ancora ben visibili, i due stipiti e le parti iniziali dell'arcone ribassato. Durante il Cinquecento e precisamente nel 1524, come è documentato dalla data graffiata nell'intonaco assieme ad un monogramma a destra -del portale principale, l'intero edificio venne radicalmente rimaneggiato, nell'elegante stile del Secondo Rinascimento, per renderlo meglio funzionale alle nuove esigenze mercantili. Questo edificio assurse da allora a prototipo dei palazzi nobiliari venzonesi, nei quali trovarono degna dimora quelle quaranta nobiltà di Venzone di cui parla la tradizione, e confortevole ospitalità, durante i loro soggiorni, imperatori e re, come Carlo V nel 1532 ed Enrico III nel 1574. Ed ecco in sintesi la descrizione del palazzo Orgnani Martina, della sua struttura e della sua funzione dall'epoca cinquecentesca in poi. A1 piano terra (la pianta si presenta quasi rettangolare ed è composta di quattro corpi gravitanti intorno ad un cortile) s'apre un ampio portico a cui si accede da via Mistruzzi attraverso un monumentale portale trabeato cinquecentesco. Ai lati del portico, dal pavimento in ciottolato di fiume e lastre di pietra piasentina di Torreano e con soffitto a travature scoperte, s'aprono rispettivamente due porte architravate che immettono nelle stanze, dai soffitti a volte a vela, adibite in origine a magazzini ed in seguito a cucina. Dal portico suddetto, attraverso tre fornici ad arco a tutto sesto (il fornice centrale è carraio), si passa nel cortile pavimentato in ciottolato di fiume, mentre i marciapiedi sono in lastre e pietre squadrate di calcare. A1 centro del cortile è collocata una fontana con caratteristico piatto a forma di conchiglia. Sui lati sud e nord del cortile s'aprono rispettivamente gli accessi alla scala nobile e alla scala della servitù, nonché le porte che immettevano nelle stanze adibite a magazzini. Sul lato est del cortile (decorato, fino al bombardamento aereo del 28 dicembre 1944, da affresco settecentesco a monocromo raffigurante strutture architettoniche e diverse figure gigantesche) s'apre, al centro, un portale archivoltato che immette in un piccolo portico ai lati del quale sono ricavate porte che introducevano alle scuderie. Dal portico si passa, verso destra, ad un ampio cortile adibito, fino al bombardamento aereo del 1944, a giardino. A1 primo piano del palazzo si accede sia per la scala nobile che per la scala della servitù. In questo piano, occupavano un posto assai importante gli ambienti di soggiorno della famiglia nobile; infatti erano ricavati nell'ala principale del palazzo, ossia quella rivolta sulla via principale (in questo caso su via Mistruzzi). Questi ambienti erano così distribuiti: al centro la sala di ricevimento del nobile, con pavimento in terrazzo alla veneziana e con soffitto a travature scoperte; ai lati della suddetta sala, a sud le camere e, a nord, il salotto e la cucina. Si dice che tali ambienti fossero pure affrescati con motivi decorativi settecenteschi i quali scomparvero, in seguito, sotto diverse mani di calce. Sugli altri tre corpi del primo piano erano ricavati gli ambienti per gli ospiti. A questi ambienti si accedeva da diverse porte (ancora attualmente praticabili) poste lungo i due ballatoi laterali. È pure interessante ricordare lo stupendo parapetto in ferro battuto, ingentilito da motivi a volute e da motivi floreali. Al secondo piano erano situate le abitazioni per la servitù. Un altro radicale rimaneggiamento, seguito a quello cinquecentesco, avvenne durante il Settecento e riguardò la parte interna del cortile. Questo rimaneggiamento è documentato da una iscrizione ancor oggi leggibile sotto una delle lastre di pietra del ballatoio e precisamente in quella in corrispondenza dell'ingresso attraverso il quale si accede alla scala nobile si deduce che il palazzo, al tempo della costruzione del ballatoio, era di proprietà dei nobili Bidernuccio. influente famiglia alla quale appartenne pure il famoso capitano che con quaranta archibugieri mise in fuga, nel 1509; alla «Chiusa» (attuale Chiusaforte) 1250 soldati dell'Imperatore Massimiliano. Verso la seconda metà del Settecento, il palazzo era abitato dalla famiglia Martina proveniente da Chiusaforte, come del resto è testimoniato da uno stemma, del 1779, dipinto ad olio su un ovale di legno già nel palazzo 0rgnani Martina di Venzone ed attualmente conservato nel Museo Comunale delle Arti e Tradizioni Popolari di Udine. Ai nobili Martina, nel 1866, subentrarono per eredità nel palazzo i nobili Orgnani assumendone anche il cognome. Tra i1 1945 ed il 1944 fu sede del Comando del presidio territoriale tedesco; ed i1 corpo del palazzo verso levante venne distrutto dal bombardamento aereo del 28 dicembre 1944 (di questo corpo rimase solo in piedi la facciata verso il cortile, ma anch'essa venne in seguito demolita). Dopo l'ultimo conflitto mondiale, il palazzo divenne per alcuni anni sede provvisoria degli uffici Comunali. Nel 1962, con decreto dell'allora Ministero della Pubblica Istruzione, fu dichiarato di interesse storico artistico precedendo così di soli tre anni il decreto che avrebbe riconosciuto dì interesse storico artistico l'intera cittadella medioevale. Con i terremoti del 6 maggio 1976 subì gravissime lesioni tanto da dover essere in parte puntellato. Ma i sismi del 15 settembre, sempre dello stesso anno, lo ridussero ad un cumulo di macerie lasciando in piedi solo alcune parti strutturali murarie. Nel 1977 iniziarono i lavori di sgombero delle macerie, mediante il recupero degli elementi litici, mentre nel 1980 venne eseguito un pronto intervento della Soprintendenza sulle strutture murarie superstiti. Nel 1985, con il contributo del comune di Roma e del Fogolàr Furlan di Roma, si diede inizio alla ricostruzione, in modo filologico (ossia nei suoi volumi e nelle sue linee stilistiche originarie) e anastilotico (ricollocazione originaria degli elementi lapidei recuperati ed integrazione di quelli distrutti). Attualmente il palazzo, di proprietà del Comune di Venzone, è destinato a diventare sede del Museo della Terra di Tenzone.