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Palazzo Orgnani Agricola Di Caporiacco
La casa con corte ed orto del
Borgo d'Isola, che oggi è conosciuta con il nome improprio dei di Caporiacco,
apparteneva in origine alla famiglia di Brazzà cui infatti si riferisce il
primo documento conosciuto, risalente al 1717, allorché un Ettore di Brazzà la
vendette alla famiglia Orgnani per 770 ducati. Si trattava probabilmente di una
casupola (o di una serie di casupole) che Ferrando (o Ferrante) Orgnani,
cancelliere del Comune, dopo pochi anni ricostrui, dandole l'aspetto, almeno
esteriore, che ancora ammiriamo. Che i miglioramenti non siano stati da poco è
anche dimostrato dal fatto che quando nel 1762 Vittoria Orgnani, divenuta unica
erede alla morte di Ferrando, essendo l'altro fratello Giovanni Battista prete,
volle vendere la grande casa, chiese ed ottenne ben 4.300 ducati, piú di cinque
volte il prezzo pagato una cinquantina d'anni prima: il che non è poco, visto
che allora l'inflazione non era certo galoppante come oggi e che prestare il
denaro al 15 per cento di interesse veniva considerato usura. Nuovo
proprietario ne divenne un tintore, un certo Gio.Batta Follini, che possedeva
anche una filanda ed un mangano, ma questi non vi rimase che pochi anni, dal
1762 al 1768. Poi la casa venne acquistata dal nobile Giulio Antonio Agricola,
figlio di quel Vincenzo cui si deve la costruzione del palazzo in Via Liruti. Nel
1809, poiché suo figlio Vergendo voleva separarsi dalla famiglia, venne formata
l'asse della facoltà che aveva in comune con i fratelli Vincenzo ed Antonio, in
modo da procedere all'assegnazione dei beni fra i quali appunto le due case
dominicali, una a Udine in Borgo d'Isola con corte ed orto, l'altra a Tissano.
Dalla pianta allegata alla perizia si può constatare che la struttura
dell'edificio è rimasta fino ad oggi sostanzialmente inalterata, mentre resta
collegato alle consuetudini dell'epoca l'arredamento dei tre appartamenti in
cui era allora divisa la casa e che venne minuziosamente descritto, dai
«careghini n. 14 di Noghera con fodre marochin», al «Letto cioè cochieta di
ceresar con testiera simile, pajon di tella rigata, stramazzo di lana con
capezzale e cussini», al «Fornimento sul muro di raso verde smarito, con due
portiere di pezzi due fodrati di tella». Dei discendenti di Vincenzo ed
Antonio, che continuarono a vivere in Borgo d'Isola per tutto l'Ottocento, il
più illustre fu l'ing. Augusto Agricola, singolare figura di studioso che, dopo
essersi occupato di scienze fisiche e matematiche, di architettura e
decorazione, si appassionò talmente ai progressi che andava facendo la fotografia
da abbandonarsi quasi esclusivamente a quest’ arte. Operò con intelligenza e
con competenza, si da suscitare l'ammirazione dei contemporanei cui presentava
le sue immagini nelle esposizioni annuali di belle arti e mestieri. Produsse
certamente molto, ma tutto è andato disperso o distrutto. Rimane soltanto una
sua immagine, un calotipo del 1855 che raffigura la facciata della Basilica di
S. Ambrogio a Milano e che può essere considerata la piú antica fotografia
eseguita da un friulano. Sul retro, il conte Enrico del Torso che la possedeva
e che nel 1912 la regalò al Museo dell'Indipendenza di Milano (ora è nella
raccolta delle Stampe Bertarelli) scrisse dell'Agricola: «appassionatissimo
dilettante di fotografia, in tempi in cui quest’ arte era ancora ai suoi
primordi. Pare anzi che lo stesso sia morto nel 1875 avvelenato dalle sostanze
chimiche che manipolava a tale scopo». Morto anche il fratello Girolamo nel
1880 ed estintosi questo ramo della famiglia, i beni andarono divisi per
testamento tra il Comune di Udine, Giulia Conti e Camilla Ceriani,
rispettivamente madre e moglie di Girolamo. Quest'ultima però andò ad abitare a
Venezia, lasciando la casa in uso al proprio medico, il dottor Riccardo Pari,
medico primario dell'Ospedale Civile, figlio dell'illustre Anton Giuseppe e
genero dello studioso Giulio Andrea Pirona. Agli inizi del secolo la casa tornò
ad essere abitata da una discendente degli Orgnani, Elodia, figlia di Gio.Batta
e di Latina Agricola, quando questa andò sposa nel 1904 al conte Gino Andrea di
Caporiacco, poi Podestà di Udine. Palazzo Orgnani - Agricola - di Caporiacco è una
costruzione che si sviluppa per un'altezza di tre piani su
un fronte abbastanza lungo, con una facciata nobilitata sia dalle splendide
inferriate settecentesche di diversa fattura che proteggono le finestre del
piano terra, sia dal portoncino centrale d'ingresso in bugnato, con arco a
tutto sesto la cui chiave di volta è costituita da una piacevole, quanto
insolita, testa di donna con elmo piumato; sopra il portone, una
finestra-balcone con pilastrini e volta con mascherone, sormontata da un
timpano. Portone, finestra e timpano formano, nella visione, un unico slanciato
corpo aggettante, che contribuisce a spezzare la monotona ripetitività della
facciata.I1 lato sul cortile-giardino ha
anch'esso nella parte centrale il suo aspetto piú curioso: una doppia scala che
conduce in casa attraverso una porta finestra di non grande dimensione, a
volta, sormontata da un'apertura analoga con poggiolo dalla bella inferriata
bombata settecentesca. In casa tuttavia, dopo le modifiche del XIX secolo, si
entra da un portone che dà sul lato sinistro del palazzo: nel sottoportico si
apre una scala, parte in pietra e parte in legno, con ringhiera a piolini
ottocenteschi (quasi tutti in legno), nel cui vano si intravedevano alcune
sbiadite decorazioni ottocentesche recentemente rifatte. Ottocenteschi sono
pure gli affreschi che internamente abbelliscono le stanze del piano nobile. Si
tratta per lo piú di una decorazione che senza giungere ad esiti stupefacenti
risulta egualmente gradevole e non lontana dalla maniera di Giuseppe Borsato:
sono festoni di fiori dai toni delicati, minute figurine di genietti che
occupano con lieve grazia le specchiature rettangolari che insieme alle sottili
paraste, contenenti medaglioni in monocromo con teste maschili o femminili
circondati da corone di fiori, suddividono le pareti. Dello stesso tenore la
decorazione del soffitto impreziosito da lievi cornici in stucco bianco. Dove
invece gli affreschi assumono toni magniloquenti, è in una stanza,
probabilmente di rappresentanza. Le composizioni si fanno qui ampie sia nella
veduta architettonica fredda e accademica che riempie per intero il riquadro
della parete maggiore, sia nei soggetti allegorici, riferiti alle arti, con
poche figure a tutta grandezza sullo sfondo vasto del cielo con rari accenni
paesaggistici. Di un certo interesse la scena centrale del soffitto, entro un
ottagono, raffigurante Apollo che guida una quadriga tra un corteggio di
amorini in volo. Tutte le pitture di questa stanza, per certo opera di artista
locale, sono condotte nel pieno rispetto dei canoni dello stile Impero per cui,
al di là di qualsiasi giudizio di merito reso per altro difficile dagli
inadeguati e scorretti restauri, andranno guardate come documento della cultura
dominante nel XIX secolo. Nell'affresco sopra la prospettiva si può leggere la
scritta: A.D. MDCCLXI / REST. GORI R. / MCMLXXXI in un cartiglio. Da essa
conosciamo l'anno del restauro ed il nome del pittore che lo eseguì. Riteniamo
invece non possibile la data 1761: è invece possibile che il Gori abbia
dimenticato una C (e quindi 1861) o meglio ancora che abbia trasformato la
terza C in L: e quindi 1811, che potrebbe anche essere una data accettabile per
tale tipo di pittura.
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Photo e descrizione sono tratte da "Raccontare Udine, vicende di case e palazzi" Elio Bartolini, Giuseppe Bergamini, Lelia Sereni. |