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Palazzo Colloredo Orgnani

Palazzo Colloredo, passato nel 1830 in proprietà del Nobile Giovanni Battista Orgnani per 34.482 lire austriache e trent'anni dopo ampliato da Massimiliano Orgnani. La storia della nobile dimora è abbastanza lineare e affonda le radici alla metà del Trecento, allorché il luogo in cui sorge fu dal proprietario, certo Enrico di Castellerio, donato al convento dei Francescani di Udine che nel XVI secolo lo vendettero. L'acquirente, il nobile Giovanni di Colloredo, vi fece costruire una casa che i suoi discendenti, tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, ristrutturarono, con progetto di uno sconosciuto architetto, trasformandola nel palazzo che ora si vede: il quale, allora, era completato da un giardino all'italiana (che ben si riconosce nella bella Veduta di Udine a volo d'uccello dipinta intorno al 1660 da Giovanni Battista Cosattini e conservata presso i Civici Musei di Udine) e, com'era costume, circondato da campi coltivati a grano. Un "vasto fondo" che viene ricordato anche in una ottocentesca guida di Udine' e che confinava con le altrettanto vaste proprietà dei Torriani, come mostra un disegno del 1772 relativo al loro palazzo. Il piccolo giardino rimane ancora, mentre al posto dei campi sono sorti anonimi caseggiati moderni. Dell'uso dei terreni annessi al palazzo e delle conseguenti attività agricole che ancora si svolgevano all'interno della città è buon testimone il mascherone granario in pietra murato nel sottoportico: mascherone che costituiva il punto terminale del condotto da cui si faceva scendere il grano dal cjast (soffitta) nel cortile. Elemento non unico, giacché altri se ne trovano in Udine, nel palladiano Palazzo Antonini (ora della Banca d'Italia), nel Palazzo Beretta (ora della Regione, in via Vittorio Veneto) e addirittura nel Palazzetto Billia-Concina in pieno centro, all'angolo tra le vie Rialto e delle Erbe. Il Palazzo Orgnani è una costruzione di sobria eleganza che assomma in sé i caratteri dei palazzi nobiliari e nello stesso tempo quelli delle case padronali della provincia friulana. La facciata, di rigorosa e chiara misurabilità, è appena mossa da un portale tardo-barocco fiancheggiato da robusti semipilastri percorsi orizzontalmente da fasce in pietra che creano un effetto di rientranza e sporgenza e proseguono con analogo motivo nello zoccolo di base (che sembrerebbe essere più tardo). Sull'architrave, articolato nella parte centrale con conci sagomati, si imposta un timpano spezzato. Sovrasta il portale una trifora serliana con coronamento egualmente timpanato. Di buon gusto risultano le inferriate ottocentesche alle finestre del pianterreno aggraziate da un tenue motivo ad arabesco. La piccola porta che si apre sulla destra del portone principale è frutto di una modifica del 1942, quando gli Orgnani affidarono all'architetto Ermes Midena il compito di ristrutturare l'edificio, anche se ciò non fu mai fatto.All'interno rivestono particolare interesse il sottoportico di inusitata grandezza, una vera e propria suggestiva piccola piazza dai muri non intonacati che lasciano a vista il ciottolame o le grosse pietre di costruzione, e lo scenografico scalone in pietra, uno tra i più belli di Udine per invenzione. Il salone d'onore invece, fatto oggetto di ristrutturazione nell'Ottocento, con la divisione in due vani ha perso la sua straordinaria dimensione originale. Tra le opere artistiche vanno ricordate alcune decorazioni della fine dell'Ottocento e un bell'affresco devozionale cinquecentesco, staccato negli anni Trenta del Novecento da una casa di Mercatonuovo e murato nel sottoportico. Raffigura la Madonna con Bambino in trono tra i santi Sebastiano, Martino, Rocco e un santo vescovo ed è attribuibile a Gaspare Negro, pittore veneziano seguace di Giovanni Bellini, stabilitosi in Udíne dopo avere sposato nel 1503 Maddalena Floreani e particolarmente attivo in città e in tutto il Friuli. Corretto nell'impaginazione, vivace nei colori e ancora discretamente conservato, ricorda i tanti affreschi devozionali, segno tangibile della religiosità dei friulani e della richiesta di protezione divina a, fulgure, a bello, a tempestate che un tempo abbellivano molte facciate di abitazioni udinesi e che alla fine del Settecento alcuni studiosi di buon nome: Gerolamo Asquini, Variente Percoto e Leopoldo Zoccolo avevano in animo di copiare e incidere per farne una pubblicazione.

 

 

 

 

Foto e descrizione sono tratte da "Palazzi del Friuli Venezia Giulia" Giuseppe Bergamini, 2001 Magnus Edizioni spa, Udine Italy.