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Villa De Rubeis Orgnani Martina Masieri

Al complesso della villa, situato sull'ameno colle di Luseriacco, circondato da campi e boschi, e con l'ampio giardino antistante, apparteneva anche la chiesetta cinquecentesca ora rasa al suolo; attualmente esso si compone del corpo dominicale e degli annessi rustici disposti perpendicolarmente a nord. La Villa fu costruita nella seconda metà del XVII, sui resti di una precedente fortezza trecentesca, per volontà della famiglia Filittini. Appartenne successivamente ai Candidi cui subentrarono gli Andreuzzi che l'abitarono fino alla prima metà dell'Ottocento, epoca in cui divennero proprietari gli Orgnani Martina che la vendettero all'ingegnere Paolo Masieri. Dal punto di vista architettonico la Villa risulta volumetricamente tripartita in corpo centrale timpanato, costituito da due piani più la soffitta, affiancato da ali minori. Riprendendo la tipologia tipica delle ville venete, organizza la propria spazialità attorno al salone centrale passante che occupa due piani. L'impaginazione simmetrica del fronte principale è caratterizzata dall'asse mediano di simmetria, su cui si apre al piano terra il bel portale d'accesso archivoltato, in conci di pietra grigia dilatati fino a comprendere le due lesene aggettanti che delimitano il corpo centrale della costruzione, accentuandone l'imponenza. Il piano nobile, caratterizzato da un ordine di aperture trilobate disposte con regolarità, presenta al centro della facciata un bel portale ad arco con balaustra a colonnine in pietra tornite, sormontato da un piccolo timpano curvo interrotto che inquadra lo stemma nobiliare. Sopra ancora il frontone timpanato con al centro la tipica apertura circolare. Completano il prospetto ordini di finestre riquadrate in conci di pietra disposte con regolarità. La Villa fu donata dai Masieri all'Unione Italiana Ciechi affinché fosse adibita a casa di riposo per anziani non vedenti. Nel 1963 fu predisposto un progetto generale per l'adattamento dell'edificio alla sua nuova destinazione. Le opere relative, furono iniziate nel 1967 e realizzate in lotti successivi; gli ultimi lavori, che permisero una completa utilizzazione del complesso, furono portati a compimento nel 1975. Con tali interventi, nel corpo centrale della Villa furono ricavati i locali di uso comune e di rappresentanza, quali l'ingresso, gli uffici di direzione, i soggiorni per gli ospiti, la biblioteca ed il grande salone, sede di riunioni e di concerti, che occupa e caratterizza lo spazio centrale dei due piani superiori dell'edificio; ai lati del salone, al primo ed al secondo piano, alcune camere per gli ospiti. Nei due corpi posteriori furono ricavate le altre camere, con i relativi servizi, i locali adibiti a cappella, ed infermeria, a sala da pranzo con annessa cucina, a dispensa ed a magazzini. Nel corso dei lavori di adattamento, gli interventi sulle strutture degli edifici, oltre ad essere condizionati dalle diverse caratteristiche statiche ed architettoniche di ciascun fabbricato, erano stati limitati alle opere indispensabili per renderle corrispondenti alle esigenze della nuova destinazione. Per questi motivi il corpo principale della Villa era stato conservato nella sua vecchia struttura, con muri portanti in pietra e solai e struttura del tetto in travi di legno, mentre nelle due ali posteriori, un tempo destinate a locali di servizio ed in pessime condizioni di conservazione, erano stati effettuati radicali interventi, quali la demolizione e la ricostruzione su nuove fondazioni di alcune murature e la sostituzione dei vecchi solai in legno con solai in laterizio armato e cordoli in c.a. Gli effetti del terremoto del 1976 si sono conseguentemente manifestati in maniera diversa nei vari edifici a seconda della loro differente situazione strutturale: le due ali posteriori hanno avuto danni molto limitati, mentre il corpo principale, pur senza crolli, è risultato totalmente irrecuperabile; parzialmente crollata invece la parte terminale dell'ala est, che ospitava la cappella. La situazione del complesso, dopo il terremoto, era tale da porre naturalmente grossissimi problemi, soprattutto di ordine economico, per il suo recupero. A dare un contributo determinante per giungere alla ricostruzione della Villa ed alla ricostituzione della comunità degli ospiti interveniva l'organizzazione dell'intersindacale Banca Popolare di Milano, che, su segnalazione dell'assessore all'agricoltura rag. Emilio Del Gobbo, devolveva a tale scopo il proprio fondo di solidarietà sociale, di 250 milioni di lire. A questi in un tempo successivo s'aggiungevano il contributo della Regione, con la legge regionale n. 34, per 120 milioni, ed il finanziamento del Fogolàr Furlan di Perth per la realizzazione dell'ascensore. La disponibilità di tali fondi consentì di iniziare immediatamente le operazioni necessarie per giungere al recupero totale della Villa, nello spirito di un rispetto rigoroso delle sue caratteristiche architettoniche ed allo stesso tempo dell'esigenza di garantire la massima sicurezza ai suoi ospiti. In una prima fase furono effettuati tutti i rilievi, grafici e fotografici, e le campionature necessarie per una completa documentazione sulla costruzione. Successivamente iniziarono le opere di demolizione del corpo principale, effettuata a mano e con gli accorgimenti necessari per il recupero e l'identificazione di tutti gli elementi architettonici e decorativi, utilizzati poi nella ricostruzione dell'edificio. La demolizione è stata effettuata dal tetto sino a comprendere il solaio del 1 ° piano, cioè fino alla quota in cui le murature davano affidabilità sulle loro condizioni statiche. Da quel punto, iniziava la ricostruzione della Villa. Le nuove murature venivano rifatte in mattoni pieni; i solai dei piani e della copertura in laterizio armato; i cordoli, travi, ecc. in cemento armato. Con il procedere dei lavori venivano riposti in opera gli elementi che erano stati precedentemente recuperati dal vecchio edificio. I radicali interventi effettuati nel corpo principale hanno consentito di ottenere migliorie nei servizi della Villa, di determinante importanza per i suoi ospiti non vedenti. In primo luogo l'eliminazione di «Barriere architettoniche», soprattutto dislivelli e gradini di raccordo a quote diverse; poi la ristrutturazione delle camere, che è stato possibile rendere in gran parte ad un letto, mentre precedentemente erano a due, a tre letti; e l'installazione di 14 nuovi bagni, collegati alle camere stesse; infine la sistemazione di un ascensore, indispensabile per gli anziani ospiti della Villa. Con gli interventi descritti la ricettività del complesso è stata portata dalle precedenti 60 persone alle attuali 70. Le opere riguardanti il corpo principale hanno comportano un costo totale di 290 milioni (1977-78). Considerato che l'edificio ha un volume di 3.900 mc., il costo unitario relativo, comprendente demolizione e ricostruzione, è di circa 75.000 al mc.